Premio “Marco Minghetti” 2024
Il Premio “Marco Minghetti” 2024 è stato conferito a
Irene Siboni
della classe III M
della classe III M
per aver conseguito la miglior media scolastica nel quinquennio 2019-2024.
Chi sono? Anzi, chi voglio essere? Questa è la domanda che portavo dentro di me all'inizio del liceo. Come molti miei compagni, avevo scelto di iscrivermi al Minghetti perché curiosa dell'umanità, del patrimonio di pensieri che ci è stato tramandato da miriadi di scrittori. Inconsciamente, speravo di arricchire la mia esperienza delle vite di altri. È stato con grande stupore, quindi, che ho scoperto quanto più in profondità la formazione di questi cinque anni mi abbia cambiata: alla fine di tutto, è la mia vita che ho iniziato a conoscere.
“È impegnativo studiare al classico?” La tipica risposta alla domanda sarebbe: “Sì, di' addio al tempo libero.” Ma non è la mia. “Sì, come è impegnativo crescere, imparare, pensare con spirito critico, ammettere gli errori, dominare la propria ansia: stare al mondo, insomma. Il passato a volte spaventa quanto il futuro, oppure appare noioso e insignificante; tuttavia esso è rispetto all'agire umano, come ha scritto Polibio, «il mezzo di correzione [...] più a portata di mano.» Scegliere il classico, quindi, non vuol dire rinunciare alla libertà di oggi, ma piuttosto costruire quella di domani.” Al Minghetti si affronta questo processo di maturazione insieme; insieme si comincia ad accantonare l'insicurezza paralizzante dell'adolescenza per sostituirla con la luminosa problematicità dell'età adulta. Nei miei compagni di classe ho trovato altrettanti compagni di viaggio: condividere lo studio significa infatti vivificarlo, restituire ad esso l'impronta dell'attualità che spesso resta nascosta dietro la boria dell'erudizione. Solo in questo modo, arrivando faticosamente a sapere (nel senso etimologico del termine, cioè ad "assaporare") la tradizione, si può acquisire davvero la consapevolezza di sé.
Così, se tutti gli studenti delle superiori fioriscono, i Minghettiani, pur lenti a sbocciare, hanno il profumo più intenso.
“È impegnativo studiare al classico?” La tipica risposta alla domanda sarebbe: “Sì, di' addio al tempo libero.” Ma non è la mia. “Sì, come è impegnativo crescere, imparare, pensare con spirito critico, ammettere gli errori, dominare la propria ansia: stare al mondo, insomma. Il passato a volte spaventa quanto il futuro, oppure appare noioso e insignificante; tuttavia esso è rispetto all'agire umano, come ha scritto Polibio, «il mezzo di correzione [...] più a portata di mano.» Scegliere il classico, quindi, non vuol dire rinunciare alla libertà di oggi, ma piuttosto costruire quella di domani.” Al Minghetti si affronta questo processo di maturazione insieme; insieme si comincia ad accantonare l'insicurezza paralizzante dell'adolescenza per sostituirla con la luminosa problematicità dell'età adulta. Nei miei compagni di classe ho trovato altrettanti compagni di viaggio: condividere lo studio significa infatti vivificarlo, restituire ad esso l'impronta dell'attualità che spesso resta nascosta dietro la boria dell'erudizione. Solo in questo modo, arrivando faticosamente a sapere (nel senso etimologico del termine, cioè ad "assaporare") la tradizione, si può acquisire davvero la consapevolezza di sé.
Così, se tutti gli studenti delle superiori fioriscono, i Minghettiani, pur lenti a sbocciare, hanno il profumo più intenso.
Irene Siboni