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Premio ​“Marco Minghetti” 2025

Il Premio “Marco Minghetti” 2025 è stato conferito a
Nicolò Rossi
della classe III A
​per aver conseguito la miglior media scolastica nel quinquennio 2020-2025.
Foto

Ci sono momenti nella vita che, per la loro importanza, per le emozioni che si sono provate, per il fatto che ti segnano per sempre, rimangono vividamente impressi nella mente, in tutti i loro particolari; come non includere tra questi il primo giorno di liceo, quando si abbandona definitivamente l’infanzia e si inizia ad esplorare il mondo degli adulti. Personalmente ricordo ancora benissimo il mio primo giorno al Minghetti. Naturalmente, tutti noi “quartini” eravamo pervasi da una certa tensione, fisiologica quando si affronta una novità di questa portata; era una tensione tuttavia amplificata, dal momento che il mondo intero stava vivendo uno dei momenti più bui della storia recente: nel settembre del 2020 eravamo ancora nel pieno della pandemia di Covid-19, e già poter essere a scuola in presenza rappresentava una grossa novità rispetto a come avevamo vissuto gli ultimi mesi delle scuole medie. Per via dell’emergenza purtroppo non potemmo vivere da subito la meravigliosa sede centrale della scuola: per ragioni di sicurezza erano state approntate delle aule in un dipartimento della Fiera; l’enorme edificio grigio e spoglio, i corridoi lunghissimi, le classi con i muri di cartongesso e i banchi separati, l’obbligo di indossare le mascherine, che non ci permettevano di vedere in viso compagni e professori, e di mantenere un certo distanziamento tra di noi, senza dubbio non aiutarono inizialmente la nostra ambientazione al liceo. Aggiungiamo a ciò che buona parte del primo anno, e anche del secondo, avvenne a distanza, attraverso lo schermo di un PC; ebbene, nemmeno io in quel momento potevo pensare che questo era l’inizio di un’esperienza meravigliosa, che mi ha cambiato profondamente, ovviamente in positivo, e che porterò nel cuore per sempre. Non posso non dare il merito di ciò alle persone che ho avuto l’immensa fortuna di avere come compagni in questo viaggio: la mia classe, che negli anni ho imparato a conoscere attraverso gli alti e i bassi della vita liceale, i momenti di difficoltà, per esempio il passaggio dalla quinta ginnasio alla prima liceo, momento delicato e difficile per l’aumento del volume di studio necessario, e i momenti di pura gioia, come le uscite e le gite, esperienze, positive o negative che fossero, dalle quali il nostro legame è uscito sempre più rinsaldato; e i nostri professori, con cui certamente abbiamo avuto talvolta dei diverbi, ma che si sono sempre adoperati per trasmetterci le loro conoscenze attraverso la passione, la disponibilità, l’impegno a spingerci sempre oltre i limiti che ci ponevamo inconsciamente o per paura di non essere abbastanza bravi. Il piacere di frequentare questa scuola è aumentato progressivamente, tanto che negli ultimi mesi, pur nella grande, e talvolta febbrile, attesa per l’esame finale, a scuola mi sentivo come a casa: ed è fondamentale questo, perché se non si vive in un clima di sostegno reciproco, fiducia e benessere come quello che ho vissuto al Minghetti, non si può sperare di crescere veramente. Ogni ora di lezione, di qualsiasi materia, era un momento di apprendimento, ma c’è sempre stato spazio anche per i dibattiti sull’attualità, sulla situazione della scuola, su come stare meglio tra noi, e, perché no, anche per le risate: nella mia esperienza al Minghetti, ho sempre trovato persone pronte ad ascoltarti, e ad aiutarti a risolvere qualsiasi problematica che si fosse presentata, e per questo non potrò mai dimenticare i bei momenti vissuti in classe.

Ma oltre a questi lieti ricordi non posso tralasciare il peso della formazione classica, non solo in ambito accademico, ma in qualsiasi ambito della vita. Ogni volta che vengono presentati i vantaggi di studiare in un liceo classico, viene ripetuta la famosa frase “il classico ti apre la mente”: dopo cinque anni al Minghetti non posso che confermarla, sia dal punto di vista delle materie d’indirizzo, sia dal punto di vista dell’approccio usato in ogni materia. Lo studio del latino e del greco e la traduzione delle versioni è infatti una vera e propria palestra per la mente (non a caso i primi due anni di classico sono detti appunto “ginnasio”, dal greco “
gymnasion”, luogo dove i giovani nell’antica Grecia facevano esercizio fisico): tradurre non solo è utilissimo per la concentrazione, ma anche per la propria forma mentis, in quanto aiuta a migliorare la capacità di ragionare e di affrontare e risolvere passo dopo passo anche i problemi più difficili. In generale i professori del Minghetti puntano molto su questo: non basta imparare a memoria un mucchio di informazioni diverse, bisogna capirle nel profondo e saperle metterle nel proprio contesto e correlarle, e lo stesso vale per le materie di studio, che non vanno affrontate una per una, ma vanno viste nel loro insieme e nelle loro interconnessioni. Alla luce di ciò, non appare un caso se molti studenti del classico si iscrivono a facoltà come Medicina e spesso riescono meglio rispetto a studenti dello scientifico.

In conclusione, chiunque scelga il Minghetti per il proprio percorso liceale non ne resterà deluso. Le cose importanti sono seguire attentamente le lezioni in classe (lo so che a volte risulterà duro, lo è stato anche per me, ma posso assicurare che un’ora di lezione seguita è molto più utile di svariate ore di studio disperato il giorno prima delle verifiche), studiare con metodo, costruire saldi legami con compagni e professori e soprattutto godersi ogni piccolo momento nella comunità della scuola, perché un giorno, finito l’esame di maturità, vi guarderete indietro e ogni esperienza vissuta al Minghetti vi mancherà tantissimo.
Nicolò Rossi
Associazione dei Minghettiani - Via Nazario Sauro, 18 - 40121 Bologna - C.F. 92044810379 - [email protected]